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Le Scogliere Coralline










Le scogliere coralline sono uno degli ecosistemi più ricchi di vita del Pianeta, paragonabili, per varietà di specie e biodiversità, solo alle foreste pluviali tropicali. Pur occupando lo 0.3% della superficie degli oceani ospitano il 25% di tutte le specie marine. Il fatto più strabiliante è che queste imponenti strutture, formatesi a partire da 500 milioni di anni fa, sono il risultato dell'incessante attività di alcuni piccolissimi organismi che le abitano: i polipi, che costituiscono le madrepore, dette anche coralli duri, per la loro capacità di produrre una struttura rigida di carbonato di calcio. Si tratta per la maggior parte di animali coloniali; ogni colonia si sviluppa per riproduzione asessuata che porta alla proliferazione di migliaia di nuovi polipi, identici all'individuo fondatore. I polipi sono collegati uno all'altro da un sottile strato di tessuto che ricopre lo scheletro calcareo di base. Ogni polipo ha una corona di tentacoli urticanti che utilizza per catturare le prede, costituite principalmente da plancton. La caratteristica fondamentale che consente alla maggior parte delle madrepore una velocità di crescita sorprendente è la simbiosi con particolari alghe unicellulari: le zooxantelle. Queste sono ospitate all'interno dei tessuti dei polipi, di cui utilizzano le sostanze di rifiuto per il proprio sviluppo, fornendo in cambio la maggior parte degli elementi nutritivi di cui la colonia ha bisogno. Quando un corallo muore, il suo scheletro diviene la base su cui cresceranno altre colonie. La vita di una scogliera corallina può arrivare così anche a diverse migliaia di anni. Accanto ai coralli duri, si trovano i coralli molli, costituiti da tanti singoli polipi riuniti in colonie che, a differenza dei loro parenti, non presentano lo scheletro calcareo e non contribuiscono quindi alla costruzione delle scogliere. Il "corpo" della colonia dei coralli molli è costituito da cellule gelatinose e i colori sono molto sgargianti, anche grazie alle alghe unicellulari che vivono in simbiosi al loro interno. Ne esistono diverse famiglie, che si distinguono per la consistenza dei tessuti, la forma e il colore. Alcuni coralli molli variano di dimensioni nell'arco della giornata, assorbendo acqua durante la notte per espellerla durante il giorno. Le scogliere coralline richiedono acque limpide, per consentire alle zooxantelle di effettuare la fotosintesi, e calde: non si trovano infatti coralli dove la temperatura dell'acqua scende sotto i 20°C. Le scogliere coralline sono distribuite nella fascia compresa tra i 30°N e i 30°S di latitudine. Negli ultimi decenni l'innalzamento della temperatura degli oceani insieme al generale inquinamento dei mari e al turismo di massa, non sempre rispettoso dell'ambiente, hanno danneggiato circa il 70% dei siti corallini. In particolare, l'innalzamento medio della temperatura è stata una delle principali cause del "bleaching", il fenomeno dello sbiancamento dei coralli che ha interessato negli ultimi anni diverse aree dell'Oceano Indiano, in particolare alle Maldive, e della zona australiana dell'Oceano Pacifico. Sulla base delle più recenti ricerche si è valutata una scomparsa del 20% dei coralli costruttori. ALCUNE CURIOSITÀ · I COLORI DELLA SCOGLIERA Le scogliere coralline sono caratterizzate da colori sgargianti; la varietà cromatica dei coralli è dovuta principalmente alle diverse alghe unicellulari che vivono all'interno dei loro tessuti. Questa variabilità si riflette anche sugli altri organismi tipici di questi ambienti; le livree degli animali hanno, infatti, tra le loro funzioni essenziali quella di renderli difficilmente individuabili. Il mimetismo può avere funzione difensiva, per sfuggire ad un predatore, ma anche offensiva, per poter avvicinare le prede senza metterle in allarme. Le strategie mimetiche sono molto varie: alcuni animali tendono a confondersi con i colori dell'ambiente in cui vivono, altri assumono colorazioni che tendono a spezzarne la sagoma e a rendere difficoltosa la percezione della forma del corpo (per esempio alcuni pesci angelo e molti pesci farfalla). Ci sono poi casi opposti, in cui un animale assume una colorazione estremamente vistosa per avvertire i potenziali predatori della sua pericolosità (è il caso di molti molluschi nudibranchi, coloratissime "lumachine" senza conchiglia), oppure per cercare di mettere in atto un vero e proprio inganno, essendo del tutto inoffensivo. · LE FORME DELLA SCOGLIERA Avendo necessità della luce per la sopravvivenza delle alghe simbionti, i coralli assumono forme estremamente varie a seconda della loro distribuzione nell'ambito della scogliera. Molti organismi associati a questo ambiente presentano forme, a volte curiose, che possono contribuire a mimetizzarli meglio (per esempio, i pesci trombetta). La foglia, è una delle forme più imitate in natura: sono moltissime le specie che hanno adottato questa strategia, dagli insetti fino ad alcuni pesci, come i giovani pesci pipistrello, che riescono ad ingannare gli eventuali predatori lasciandosi trasportare dalla corrente adagiati in superficie come foglie morte. Ci sono poi animali che sono veri e propri maestri del camuffamento, essendo in grado di imitare, oltre al colore, anche la forma di alghe ed altre incrostazioni del fondale per mezzo di rugosità ed escrescenze presenti sulla propria pelle; è questo il caso, per esempio, di polpi e scorfani. In taluni casi, questi adattamenti compromettono la idrodinamicità tipica degli animali acquatici, rendendoli goffi ed impacciati nel nuoto. Per alcuni pesci diventa quasi impossibile spostarsi in acque libere: la loro "arma" vincente è il mimetismo assoluto, come accade per il pesce pietra. · LA RIPRODUZIONE In ambiente marino, gli animali che vivono fissi sul fondo o che sono dotati di scarsi movimenti lasciano che sia la corrente a trasportare uova e spermatozoi; nei coralli la maggior parte delle specie si riproduce contemporaneamente, una sola volta all'anno in funzione delle condizioni oceanografiche e delle fasi lunari, dando vita ad uno spettacolare fenomeno di colorazione delle acque. Anche molte specie di pesci liberano uova e spermatozoi in acque libere, senza curarsi in alcun modo del loro destino. Altre, invece, pur mantenendo fecondazione esterna, prestano molta attenzione allo sviluppo e alla crescita della prole. Un fenomeno comune tra i pesci è quello della inversione sessuale: in molte specie, gli individui nascono tutti maschi e nel corso della loro vita si trasformano in femmine, o viceversa. Questo fenomeno può avvenire in tutti gli individui di una specie, oppure può essere determinato dalla condizione del gruppo sociale di appartenenza; per esempio dove un maschio domina su un gruppo di femmine, alla sua morte una delle femmine viene indotta a trasformarsi in maschio. Infine, in alcuni invertebrati, ma soprattutto nei pesci cartilaginei (squali e razze) si ha fecondazione interna. Alcune specie di squalo sono addirittura vivipare e per lo sviluppo degli embrioni hanno sviluppato una struttura interna complessa, molto simile alla placenta dei Mammiferi! · I VELENI Anche nel caso della produzione e dell'uso di sostanze tossiche, la natura presenta soluzioni estremamente varie e, naturalmente, l'ambiente marino non fa eccezione. L'uso dei veleni può avere scopo difensivo o, al contrario, queste sostanze possono essere utilizzate per catturare le prede. Gli organismi possono contenere sostanze irritanti, in concentrazioni sufficienti a rendersi semplicemente disgustosi o comunque non interessanti a possibili aggressori; in altri casi, invece, possono essere presenti veleni mortali. I sistemi di iniezione del veleno possono essere attivi, cioè l'animale è dotato di strutture attraverso le quali è in grado di usare quest'arma a propria discrezione: per esempio, l'apparato boccale in alcuni molluschi o le cellule urticanti delle meduse, oppure spine modificate o arpioni nei pesci ed in alcuni molluschi. In altri casi, la sostanza tossica svolge la sua azione solo se è il "bersaglio" a renderla in qualche modo attiva (per esempio, per ingestione se è disciolta nel sangue o concentrata in un organo interno). Le neurotossine sono tra le sostanze più diffuse ed hanno effetto sul sistema nervoso, provocando rapidamente la paralisi della preda, la cui morte sopraggiunge per il blocco dell'apparato respiratorio. · LA PREDAZIONE Nella quotidiana lotta per la sopravvivenza si ripropone inevitabilmente tra gli animali il rapporto tra prede e predatori, a determinare il fondamentale equilibrio nelle reti alimentari dei vari ecosistemi. I predatori più conosciuti e più temuti del mare sono indubbiamente gli squali. È necessario però ricordare che, come tutti gli esseri viventi, anche questi animali cacciano solo per il proprio sostentamento e bisogna evitare di assegnare loro comportamenti e sentimenti esclusivi del genere umano. Non esistono animali cattivi, mentre è corretto affermare che ve ne sono di più aggressivi rispetto ad altri. Per i predatori è estremamente importante poter avvicinare le prede senza essere visti. Gli squali di mare aperto, così come la maggior parte dei grandi animali che vivono in questo habitat, presentano una caratteristica colorazione scura sul dorso e chiara sul ventre; questo li aiuta a confondere la propria sagoma con i colori dell'ambiente circostante, estremamente omogeneo (scuro il fondo, chiara la superficie). Altri predatori hanno invece scelto la soluzione opposta, limitandosi ad attendere immobili che sia la preda ad avvicinarsi per poi sorprenderla con uno scatto improvviso. Per questo è necessario un ottimo camuffamento ed in genere questa strategia è attuata da organismi che vivono adagiati sul fondale o nascosti sotto la sabbia; tra i pesci citiamo gli scorfani, le tracine e le cernie, tra gli invertebrati il polpo.

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