Genova, 14 novembre 2008 - A dieci anni dal fenomeno di bleaching (sbiancamento) che causò la morte di vaste porzione dei reef di tutto il globo, le scogliere coralline sono in lenta ripresa, ma si confermano ecosistemi fragilissimi da tutelare. È questo il principale risultato emerso dal Terzo Workshop del Centro di Ecologia Marina Tropicale (CEMT) del CoNISMa, organizzato dal Dipartimento per lo studio del Territorio e delle sue Risorse (DipTeRis) dell'Università di Genova e dall'Acquario di Genova e svoltosi oggi presso la sala Nautilus della struttura genovese.
L'incontro ha riunito i rappresentanti delle principali istituzioni scientifiche italiane impegnate in attività di ricerca sugli ambienti marini tropicali, con l'obiettivo di condividere i risultati ottenuti nei diversi progetti. Un bilancio, questo, che il CEMT, nato nel 2002 con l'obiettivo di coordinare la ricerca marina tropicale italiana, fa ogni due anni.
I titoli di due delle tre sessioni di lavoro del workshop - L'impronta dell'uomo e Il cambiamento globale - evidenziano due temi centrali in questo settore: da un lato i fattori antropici che hanno innegabili conseguenze su questi ecosistemi, dall'altro l'ottica globale con la quale è necessario affrontare la ricerca e le problematiche ambientali.
L'attenzione verso gli ambienti corallini conobbe il picco nel 1998, anno del clamoroso fenomeno di bleaching che causò una moria diffusa tra i coralli delle scogliere. Nelle Isole Maldive tale moria raggiunse percentuali del 90%.
Dai diversi studi presentati nella giornata di oggi e concentrati maggiormente alle Isole Maldive e nel Mar Rosso, emerge una presenza prevalente di colonie sane di coralli di taglia piccola. L'assenza delle taglie più grandi suggerisce che la ripresa delle scogliere coralline richiede tempi lunghi e condizioni ecologiche ottimali: spetta certamente all'uomo fare sì che il degrado ambientale non la renda ancora più difficoltosa.
Le scogliere coralline sono uno degli ecosistemi più ricchi di vita del Pianeta, paragonabili, per varietà di specie e biodiversità, solo alle foreste pluviali tropicali. Pur occupando solo lo 0,3% della superficie degli oceani, ospitano il 25% di tutte le specie marine conosciute.
A conclusione del workshop, è emersa con forza l'esigenza di unire gli sforzi di ricerca - sia in natura sia in ambiente controllato - e l'impegno nella divulgazione da parte di enti, istituzioni e altre realtà pubbliche e private, al fine di preservare questo patrimonio naturale inestimabile.
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