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Pubblicata sulla prestigiosa rivista 'Aquatic conservation' la ricerca internazionale coordinata dall'Acquario di Genova sulla presenza di tursiopi nel santuario pelagos
13 anni di ricerca, 14 Istituti coinvolti, una popolazione stimata di tursiopi di circa 1.000 esemplari nella più grande area marina protetta del Mediterraneo.

Individuata una netta separazione tra la popolazione di "lingua francese" e quella di "lingua italiana", forse dovuta a una diversa specializzazione nelle tecniche di caccia.

È stata pubblicata sul numero di luglio della prestigiosa rivista "Aquatic conservation: Marine and Freshwater Ecosystems",
la ricerca internazionale "Distribuzione, abbondanza e movimenti dei tursiopi nel Santuario Pelagos", coordinata dall'Acquario di Genova.

14 gli istituti di ricerca coinvolti in Italia, Francia e Regno Unito, che dal 1994 al 2007
si sono occupati di studiare la presenza di questa specie di delfino nell'area marina protetta più grande del Mar Mediterraneo, con un'estensione di oltre 87.000 km quadrati.

I principali risultati raggiunti dal pool di ricerca sono stati la stima del numero di tursiopi che abitano nel Santuraio Pelagos e la descrizione della loro distribuzione e dei loro movimenti all'interno di quest'area. Nel corso degli anni è stata stimata una popolazione di circa 1.000 individui con abitudini piuttosto stanziali: concentrati nelle zone di fascia costiera entro la batimetrica dei 200 metri preferibilmente in acque con profondità inferiori ai 100 metri, questi animali hanno effettuano in media spostamenti di soli 50 km nel corso del periodo di studio. Solo pochi esemplari hanno compiuto spostamenti significativamente più lunghi, fino a un massimo di 427 km.

Dallo studio è risultata una maggiore densità di individui nell'area orientale del Santuario, compresa tra il Golfo di Spezia e l'Arcipelago Toscano, e lungo la costa nordoccidentale della Corsica.

Un fatto curioso emerso dalla ricerca è la netta separazione tra le due sottopopolazioni che abitano queste zone: quella ligure-toscana, composta da circa 550 individui, e quella corso-francese, con circa 400 individui. La separazione, che curiosamente ricalca quella tra territori di lingua italiana e quelli di lingua francese, può essere riconducibile alle diverse caratteristiche geomorfologiche di queste due zone del Santuario. Le coste occidentali della Corsica e quelle della Costa Azzurra sono caratterizzate infatti da fondali rocciosi che scendono ripidamente verso le profondità; al contrario, quelle della Versilia e dell'Arcipelago Toscano presentano una piattaforma ampia, con fondali fangosi. Queste differenze potrebbero aver prodotto una diversa specializzazione nelle tecniche di pesca delle due sottopopolazioni in esame, Tale specializzazione, che ha con ogni probabilità una forte componente culturale e si tramanda da generazione a generazione, consente alle popolazioni di sfruttare nel modo migliore le risorse a disposizione, ma produce anche un certo grado di isolamento rispetto alle popolazioni limitrofe.

Sulla base dei risultati della ricerca, gli autori propongono l'istituzione di alcune Zone Speciali di Conservazione (SAC) all'interno della Direttiva Habitat dell'Unione Europea che ha inserito il tursiope nell'allegato II. Tali aree dovrebbero coincidere con i baricentri di distribuzione delle due sottopopolazioni studiate, dovrebbero includere l'intera piattaforma continentale, ovvero estendersi dalla costa fino a 200 m di profondità, ed essere sufficientemente grandi da poter sostenere le esigenze alimentari delle relative sottopopolazioni.

La Direttiva Habitat è uno strumento comunitario che mira a contribuire la conservazione della biodiversità negli Stati membri della CE definendo un quadro comune per la conservazione degli habitat, delle piante e degli animali di interesse comunitario. La direttiva «Habitat» stabilisce la rete Natura 2000. Tale rete è la più grande rete ecologica del mondo ed è costituita da zone speciali di conservazione (SAC) designate dagli Stati membri a titolo della presente direttiva. Gli allegati I e II della direttiva contengono i tipi di habitat e le specie la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione (SAC). L'allegato IV elenca le specie animali e vegetali che richiedono una protezione rigorosa.

Oltre l'Acquario di Genova, che ha avuto il ruolo di coordinatore, la ricerca pubblicata su Aquatic Conservation ha coinvolto: GECEM, Groupe d'Études des Cétacés en Méditerranée di Marsiglia; CE.TU.S, Centro di Ricerche sui Cetacei di Viareggio; Fondazione CIMA di Savona; DIBIO, Dipartimento di Biologia dell'Università di Genova; NCSE, National Centre for Statistical Ecology dell'Università del Kent, UK; il Politecnico di Milano, DIIAR; il Tethys Research Institute di Milano; NURC, Nato Undersea Research Centre di La Spezia; Centre de Recherche sur les Cétacés, Marineland di Antibes; écoOcéan Institut di Montpellier; Ambiente Mare di Faenza; WWF Liguria e il Museo di Storia Naturale, Sezione Zoologia "La Specola", Università degli Studi di Firenze.

La partecipazione dell'Acquario di Genova a questa ricerca è in linea con la missione della struttura, impegnata a informare e sensibilizzare il pubblico alla conservazione, alla gestione e all'uso sostenibile degli ambienti acquatici per promuovere comportamenti positivi e responsabili. Con particolare riferimento ai Cetacei, la struttura gestita da Costa Edutainment è impegnata dal 2001 nel progetto Delfini Metropolitani che ha l'obiettivo di studiare la presenza e le abitudini dei delfini costieri e i loro rapporti con le attività dell'uomo.

Ufficio stampa
Costa Edutainment SpA
Acquario di Genova
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