19 March 2019

Le ondate di calore e quelle di protesta. Come cambia il clima ( non solo ) atmosferico

Greta Thunberg. Se non avete mai sentito pronunciare questo nome dovete esservi assentati dal mondo per un po’: non c’è sito, telegiornale o social media che non abbia trattato della giovane attivista svedese e della sua battaglia.

Una battaglia che la studentessa sedicenne ha cominciato 7 mesi fa, con uno sciopero individuale dalla sua scuola a Stoccolma, per sensibilizzare i politici del suo paese sul tema dei cambiamenti climatici.

Sciopero per il futuro

Una battaglia che ha generato un’onda anomala di partecipazione globale, sfociata, tra le altre cose, nei Fridays For Future e nello Sciopero Mondiale per il Futuro del 15 marzo scorso, cui hanno partecipato studenti di 1700 città in 100 paesi, (un milione solo in Italia).

Un’onda nata dalle ondate di caldo. 

È stata proprio una di queste a convincere, lo scorso agosto, Greta a passare le ore di lezione accovacciata davanti al Parlamento svedese: un’estate torrida, scandita da devastanti incendi boschivi e la consapevolezza che se il governo svedese, come tutti gli altri, non avesse ridotto le emissioni di anidride carbonica, di estati così ne sarebbero seguite molte altre.

Cos’è un’ondata di calore

È una delle conseguenze più evidenti del cambiamento climatico: un intervallo di tempo in cui si registrano temperature persistenti molto superiori alla media stagionale. Un rischio per la salute degli esseri umani – soprattutto anziani e bambini – e per interi ecosistemi.

Gli ultimi 5 anni sono stati i più caldi di sempre e hanno purtroppo registrato un aumento di frequenza e intensità del fenomeno delle ondate di calore.

Le conseguenze per gli oceani

Ormai tutti sappiamo quanto gli oceani siano preziosi per la sopravvivenza del Pianeta: enormi polmoni verdi, straordinarie riserve di cibo, regolatori della temperatura atmosferica e molto altro. Le ondate di calore mettono a rischio innanzitutto i nostri specchi d’acqua e dunque tutta la Terra.
Uno studio pubblicato di recente su Nature Climate Change ha dimostrato che le ondate di calore in mare sono aumentate del 54% negli ultimi 30 anni e questo incremento ha coinciso inequivocabilmente con un declino della vita negli oceani.
Questi fenomeni sono a volte tanto straordinari da non poter passare inosservati, come il cosiddetto “blob”, un’enorme massa di acqua calda che ha stazionato al largo degli Stati Uniti tra il 2014 e il 2016, provocando una massiccia moria di creature marine.

Bastano 5 giorni di permanenza di temperature anomale per qualificare un’ondata di calore, con conseguenze gravi che gli studi documentano in modo sempre più evidente. Le scogliere coralline, ad esempio, si sono evolute in un contesto di temperature superiori alla media di poche settimane ogni decennio, mentre ora hanno dovuto subire numerosi scarti nel giro di pochi anni. Uno degli effetti più drammatici delle ondate di calore sui coralli costruttori dei reef corallini è il bleaching, l’espulsione delle alghe simbionti dai loro tessuti, fenomeno che in condizioni estreme diventa irreversibile, con conseguente morte del corallo.

Le conseguenze principali delle ondate di caldo in mare sono la riduzione della biodiversità – con un impatto anche sulle risorse disponibili per la nostra alimentazione e sulla stessa aria che respiriamo: le scogliere coralline, le foreste di kelp e le praterie sommerse, infatti, hanno immagazzinato nello scorso decennio circa il 26% della CO2 prodotta sulla Terra, costituendo un polmone verde fondamentale per l’intero Pianeta.

Ecco perché Greta Thunberg è un nome che dovremmo tenere a mente. Le ondate di protesta che lei e i giovani di tutto il mondo stanno alimentando potrebbero porre un freno ad altre ondate, quelle di calore, convincendo i politici di tutto il mondo ad aderire all’Accordo di Parigi e ridurre drasticamente le emissioni dei propri Paesi. Ognuno di noi può fare la propria parte, sostenendo e diffondendo le ragioni di questo movimento sempre più diffuso e, speriamo, sempre più efficace.