24 October 2018

Pelagos. Il Santuario dei Cetacei che tutti ci invidiano (e inquinano)

C’è un triangolo blu, delimitato dalle coste della Francia meridionale, della Liguria, della Toscana, della Sardegna e della Corsica, uno scrigno di 90 mila chilometri quadrati che serba al suo interno un inestimabile tesoro di biodiversità. Balenottere comuni, capodogli, globicefali, tursiopi e delfini comuni sono solo alcuni dei cetacei che in quest’area vivono e si riproducono. È Pelagos, il Santuario dei Cetacei, nato quasi vent’anni fa dall’accordo tra Francia, Italia e Principato di Monaco al fine di promuovere azioni concrete a favore dei Cetacei e dei loro habitat contro inquinamento, rumore, cattura e ferite accidentali.

E di azioni concrete ne sono state compiute davvero, negli ultimi due decenni: escursioni e whale watching per svelare al pubblico il fascino e la bellezza di questi straordinari animali; programmi di ricerca e conservazione e raccolte fondi per finanziarle; attività di comunicazione sui media per raggiungere il maggior numero di persone; percorsi didattici per sensibilizzare i decision maker di domani e molto altro.

Eppure Pelagos non è fuori pericolo, anzi. Attraversato da un intenso traffico commerciale e turistico (cargo, petroliere, navi da crociera, traghetti, pescherecci) è continuamente esposto a piccole e grandi minacce.

L’ultima misura 15 chilometri quadrati: tanta è infatti l’estensione della chiazza di petrolio riversata davanti alle coste nord occidentali della Corsica nello scontro tra un cargo tunisino e un porta container cipriota.

Ora, se certamente questo episodio è del tutto accidentale, resta il fatto che il traffico internazionale in quel tratto di mare è in continuo aumento e che, stando alle fonti dell’organizzazione marittima delle Nazioni Unite (IMO), il 63% delle imbarcazioni che lo attraversano è classificato “ad alto rischio”.

E benché le regole vi siano, non tutti le rispettano. Basti pensare che per attraversare le Bocche di Bonifacio, una delle cinque aree più soggette a tempeste sull’intero pianeta, quasi nessuno si affida, come raccomandato dall’IMO, a piloti locali esperti. Dal 2011, sono solo 14 i convogli che hanno richiesto supporto, a fronte di oltre 3500 transiti annuali. Immaginate che effetto avrebbe uno scontro con sversamento di carburante davanti al meraviglioso arcipelago della Maddalena!

Il recente incidente dimostra, insomma, che è proprio dal rispetto delle regole che bisognerebbe partire. Alle minacce rappresentate dalla pesca a strascico, dal disturbo acustico e dalle collisioni si aggiunge, infatti, il rischio dello sversamento. E questo non riguarda solo i carichi pericolosi (petrolio, composti chimici, ecc.), ma anche e semplicemente l’elevata quantità di carburante che tutte le navi, comprese quelle turistiche, portano nel serbatoio e che scontri fortuiti ma evitabili, come quello di domenica scorsa, potrebbero riversare nelle acque del santuario dei cetacei.

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