14 September 2018

Scoperte tre nuove specie di pesci nel Pacifico

Scoperte tre nuove specie di pesci nel Pacifico. L’infinita biodiversità degli oceani.

 

Ad oggi gli scienziati hanno identificato circa 2 milioni di specie tra piante, animali e microbi, eppure ogni anno ne vengono scoperte migliaia di nuove, in particolare negli oceani. Profondi, sconfinati, difficili da esplorare, i mari hanno celato per milioni di anni una riserva di biodiversità difficile da immaginare.

 

Basti pensare che solo a maggio di quest’anno, in una zona inesplorata al largo delle Bermuda, una spedizione scientifica dell’Università di Oxford ha portato alla luce 100 nuove specie tra enormi coralli, minuscoli crostacei e decine di alghe.

 

È ovvio, quindi, che quando gli scienziati dell’Università di Newcastle sono stati chiamati a perlustrare la Fossa di Atacama, 7.500 metri di buio profondo, freddo glaciale e pressione opprimente davanti alle coste del Sud America, si aspettassero di trovare qualcosa di interessante. Nonostante le condizioni proibitive di una delle zone più profonde del Pacifico, infatti, sapevano di potersi imbattere in organismi perfettamente adattati alle profondità estreme.

 

Ciò che non si aspettavano, tuttavia, è che le microcamere ad esca posizionate sul fondo della Fossa rivelassero addirittura tre nuove specie di pesce lumaca!

 

Dotati di un corpo gelatinoso nel quale le uniche parti dure sono i denti e le ossa dell’orecchio, questi pesci sfruttano la pressione e le rigide temperature oceaniche come una specie di esoscheletro: se portati in superficie, si deformano fino a sciogliersi. Nel loro habitat sono quindi in cima alla catena alimentare e proliferano nutrendosi di piccoli invertebrati. Ecco perché i “neobattezzati” pesci lumaca rosa, blu e viola di Atacama, ripresi grazie a 100 ore di video e oltre 11.000 scatti fotografici, sono apparsi a loro agio e ben nutriti in un ambiente tanto inospitale. D’altronde, il dottor Linney, uno dei membri della spedizione, aveva precedentemente descritto il pesce lumaca delle Marianne, rinvenuto alla profondità record di 8.200 metri.

 

La scoperta di queste tre nuove specie, presentata poco più di una settimana fa, è solo l’ultima testimonianza dello straordinario patrimonio di biodiversità ancora da scoprire in fondo ai mari. Un patrimonio che non interessa soltanto naturalisti e biologi marini: lo studio di questi organismi, infatti, ha portato di frequente, negli ultimi decenni, importanti contributi alla medicina e alla farmacologia, consentendo ai ricercatori di sintetizzare principi attivi per la cura di malattie umane anche molto gravi: un motivo in più per salvaguardare queste meravigliose riserve di vita e di conoscenza.